La nona edizione: il racconto

Il paesaggio come terapia, la bellezza come soluzione, l’armonia con la natura viatico essenziale per il futuro. Con gli architetti che lanciano la sfida: il domani parte oggi, con le nostre città “ripensate” ai tempi del Covid.
E’ il messaggio lanciato dalla nona edizione del PIDA, il Premio Internazionale Ischia di Architettura. Una settimana di workshop, convegni e concerti per rimarcare l’importanza del ruolo degli architetti, oggi più che mai, per ripensare il mondo. E per farlo da Ischia, che ancora una volta è diventata un punto di osservazione privilegiata sul mondo.
Applauditissima la lectio magistralis dell’archistar portoghese Joao Nunes, al quale è andato il PIDA internazionale e che ha regalato riflessioni intensi sul paesaggio e sulla sempre più necessaria complementarietà tra spazi pubblici e privati e sugli equilibri fragili del sistema mondo. “C’è spazio per l’architettura – ha sottolineato – perché l’uomo ha bisogno di ridisegnare l’ambiente in cui vive per renderlo ospitale. Ma è dal modo in cui lo ridisegniamo, rendendolo favorevole alla nostra vita, che dipende la nostra stessa sopravvivenza”.
Il PIDA Landscape è andato ad Arte Sella, l’ormai celebre rassegna di arte contemporanea nella natura, che si svolge in val di Sella, nel comune di Borgo Valsugana: il premio è stato  ritirato dall’art director Emanuele Montibeller, che ha raccontato tutte le tappe di una storia straordinaria di reinterpretazione dell’ambiente. Una storia analoga è quella del Farm Cultural Park di Favara, in provincia di Agrigento, una galleria d’arte open air e residenza per artisti: al PIDA ne ha parlato il fondatore Andrea Bartoli.

Al PIDA è arrivato il plauso ufficiale dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori, rappresentato dal presidente del Consiglio nazionale Giuseppe Cappochin: “Eventi come questo favoriscono confronti di spessore e di qualità, aiutandoci a riflettere sul futuro delle nostre città”. Tra gli ospiti anche Domenico Ceparano, vicepresidente dell’ordine degli architetti di Napoli: “Complimenti al PIDA per aver organizzato un evento di così alto livello”. Gli altri premiati: a Ian Ritchie, altro architetto di fama internazionale, il premio PIDA Innovazione 2020; per il giornalismo è stato invece premiato Christian De Iuliis, che ha deliziato la platea con alcuni dei suoi scritti irresistibilmente ironici. “Aver ricevuto un premio dedicato al giornalismo senza essere giornalista è, per me, motivo di contentezza. – ha sottolineato – Vale come consapevolezza che la divulgazione di una materia così complessa come l’architettura, prima ancora che di certificazioni, ha bisogno di passione.

D’altronde ogni scrittore non può fare a meno di occuparsi d’architettura.  Ovunque ci troviamo, anche nel posto più recondito del pianeta, l’architettura è sempre là intorno, spesso ci stiamo dentro, ancora più spesso la attraversiamo. E’ nella storia, stimola la memoria, compare nei desideri, si ripresenta durante ogni viaggio. Rappresenta un’ occasione, nutre la fantasia, è impenetrabile e al tempo stesso sorprendentemente chiara. Il paesaggio è architettura. Rimane tale anche quando non siamo più in grado di vederlo. E non sono, forse, anche le nostre vite una serie di architetture diverse e avvincenti? L’architettura – ha concluso – racconta sempre una storia, ne ha almeno una alle spalle e ne avrà cento altre in futuro”.
Assegnati anche i premi PIDA Alberghi, riconoscimenti biennali dedicati i progetti degli alberghi e spa più belli del mondo. Al primo posto si è classificato Piergiorgio Semerano, al secondo Giuseppe Di Vita (a lui i riconoscimenti assegnati da “Interni” e “Compasses”) e al terzo Salvatore Spataro.
Per la sezione PIDA Sisma Recupero, è stato invece premiato il progetto di Angelo Verderosa, che ha messo a punto un albergo diffuso nel borgo di Cairano, nell’Alta Irpinia.
Nel corso della penultima giornata sono stati inoltre presentati i lavori di progettazione dei workshop con gli studenti universitari, finalizzati all’ideazione di un bosco urbano nell’area del centro Polifunzionale di Ischia, e di un parco che ospiti opere d’arte contemporanea nella pineta degli Artisti, di Ischia. A guidare i workshop i docenti Andrea Sciascia (ordinario Univ. Palermo), Bruno Messina (ordinario Univ. Catania), Maria Teresa Giammetti (associato Univ. Napoli).
Molto apprezzata, nella settimana del PIDA, la verve di Teresa Sapey, architetto e interior designer, insegnante di Plastic Investigation presso l’Universidad Camilo José Cela a Madrid, che ha ricevuto il premio PIDA alla carriera e che ha aperto la rassegna con una straordinaria lecture musicata, accompagnata dai musicisti Emanuele Belloni e Massimo Ventricini, e ha poi proposto al pubblico un intervento carico di considerazioni sul rapporto tra colore e architettura. E ancora: Santo Eduardo Di Miceli, architetto, fotografo e visual artist, ha invece vinto il premio PIDA Fotografia 2020: la sua personale fotografica “La Città Contemporanea” si sposterà in questi giorni dalla Tenuta del Piromallo, dove è stata inaugurata venerdì, all’Atelier delle Dolcezze di Piazza degli Eroi.
Moderati elegantemente da Luca Gibello, direttore del “Giornale dell’Architettura”  e Francesco Pagliari, redattore The Plan”, sono risultati essenziali anche gli interventi di Leonardo Di Mauro, presidente dell’Ordine architetti di Napoli, Bruno Discepolo, assessore uscente all’Urbanistica della Regione Campania, Eduardo Cosenza, presidente dell’Ordine Ingegneri Napoli, Carlo De Luca, presidente INARCH Campania, Silvano Arcamone, Responsabile Interventi Edilizi – Agenzia del Demanio, Giuseppe Ferraro, Ordinario Federico II Napoli, Maurizio Carta, Ordinario Università di Palermo, Francesco Rispoli, DiARC Napoli, Stefania Porcelli, vicepresidente Ordine Architetti di Napoli, Antonio Cerbone, consigliere Ordine Architetti di Napoli.
Particolarmente apprezzata la storia di Serena Fiorelli, arrivata a Ischia con la sua roulotte e interprete, con il suo Biosimesis design, di una bellissima storia di ri-generazione biofilica con la promozione di nuove forme di semi-nomadismo per il recupero delle fragilità sociali e territoriali, idee perfettamente in linea con il tema di questa edizione, “LandEscape Therapy” e con la necessità improrogabile di una ritrovata armonia con la natura.
“Il bilancio di questa edizione del PIDA è largamente positivo”, commenta Giovannangelo De Angelis, presidente dell’associazione PIDA, che ha organizzato l’evento, divenuto ormai biennale, con la forte collaborazione dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori.
“Qui si costruiscono e si intrecciano relazioni tra chi, nel mondo dell’architettura e del design, è abituato a fare. Ecco, il messaggio che arriva dai nostri lavori è che anche in Italia si possa “fare”. Molte delle storie che abbiamo sentito ci stimolano e danno coraggio. Abbiamo ancora una volta rimarcato, legandoci al tema di questa edizione, il diritto alla bellezza dei cittadini. Perché quel che si costruisce deve essere sicuro, senz’altro, ma anche bello: questa è una delle principali responsabilità di noi architetti”.
Premio speciale, infine, per Marco Imperadori, professore presso il Politecnico di Milano, titolare della cattedra di Progettazione e Innovazione Tecnologica: lui ha saputo legarsi a Ischia con una serie di progetti, in particolare legati al post-sisma. “Non finisce qui”, ha promesso. Storie da PIDA, work in progress.

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