Ridare vita all’osservatorio sui terremoti

By 05/03/2019News

L’intervento del dirigente Graziano Ferrari al convegno “Protopia Maio”: “Alle Eolie due centri di divulgazione per sensibilizzare, perché non qui?”
di PASQUALE RAICALDO (Fonte Repubblica.it)

Dott. Graziano Ferrari (INGV)

“L’isola d’Ischia è stata sede di una grande tradizione di studio con i due osservatori geodinamici fondati e diretti da Giulio Grablovitz. Forse all’epoca gli ischitani si sentivano più sicuri, in quanto la scienza era in qualche modo ‘più vicina’. E allora perché non ricostruire questa vicinanza attraverso la rivitalizzazione dello storico osservatorio della Grande Sentinella? Perché non farne un luogo non solo della memoria ma anche di informazione permanente sui rischi naturali? Una sorta di ufficio per le relazioni al pubblico delle scienze dei rischi naturali?”.

La proposta arriva, forte e chiara, dall’Ingv attraverso le parole che il dirigente Graziano Ferrari, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha pronunciato nel corso del convegno “Protopia Maio. Atto Secondo” organizzato dal PIDA per parlare di ricostruzione dopo il terremoto che ha colpito Casamicciola, Lacco Ameno e Forio il 21 agosto 2017: “A Vulcano e Stromboli l’Ingv ha due centri di divulgazione di questo genere che, da alcuni anni, da luglio a settembre fanno informazione. – ha aggiunto – Perché a Ischia no? Qui l’osservatorio potrebbe vivere 12 mesi all’anno: sia come centro di divulgazione – con annesso centro di documentazione – ma anche come punto di appoggio logistico per i nostri ricercatori che vengono a fare ricerche nell’isola. Un centro dove si possano organizzare meeting scientifici e tanto altro. L’Ingv è pronto a questa sfida”.

Nel corso del suo intervento, all’interno del dibattito sulla ricostruzione, Ferrari ha sottolineato inoltre “la forte necessità di ricostruire la fiducia dei cittadini nella scienza. L’impegno di Ingv sull’isola d’Ischia, sia come singoli ricercatori sia in forma aggregata, non è mai venuto meno. Quello che è probabilmente mancato è la comunicazione dei risultati di queste ricerche. In Italia – ha aggiunto – gli eventi naturali estremi continuano a consumare risorse economiche, vite umane e coesione sociale, in misura sproporzionata rispetto all’eccellenza della tradizione e della ricerca scientifica italiana. E credo sia un po’ colpa di tutti: di noi ricercatori per non sapere sempre comunicare in modo adeguato e pervasivo i contenuti delle nostre ricerche, delle istituzioni di governo che da oltre 130 anni non hanno dato risposte adeguate alla sicurezza sismica e idrogeologica del nostro paese e c’è anche spesso una responsabilità individuale.  I primi a doverci curare della nostra sicurezza siamo noi, delegando sì le competenze agli esperti, ma non la consapevolezza. Quella va coltivata attraverso un’attenzione ai momenti di trasferimento e alfabetizzazione al rischio. Noi ricercatori possiamo essere più attenti al modo con cui comunichiamo, ma dobbiamo anche avere una platea pronta e interessata a recepire ed elaborare la nostra comunicazione. Non c’è solo da ri-costruire case, alberghi, tessuto sociale – ha aggiunto Ferrari – ma c’è da costruire una nuova cultura della sicurezza. Cultura con la ‘c’ minuscola, non accademica ma popolare, della gente. Che, quando costruisce o restaura la propria casa, non si preoccupi solo di vederla realizzata completa, bella ma si preoccupi che sia sicura. Si preoccupi di non morirci dentro”.
Pasquale Raicaldo

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