Venerdì 18 Maggio 2012

allen_giancarlo

Ischia/Italia

 

di Giancarlo Allen

 

Ischia è un microcosmo eccellente.
Una piccola isola molto popolata.
Contiene bellezze, qualità, problemi,contraddizioni che possiamo ritrovare nelpiù vasto territorio italiano e in altre parti del pianeta. Mare, coste, colline e monti,
paesaggi indimenticabili.


Clima mite, risorse naturali, sole e acqua calda termale.
Storia millenaria, cultura stratificata,
archeologia, tradizione, cibo e vino di
altissima qualità.
Un piccolo paradiso
insomma come un paradiso è l’Italia
intera. Ma il paradiso alla lunga annoia.
Troppa bellezza è monotona!
Traffico convulso, edificazione selvaggia,
sovracrescita, abusivismo, assenza di
fognature, rumore, inquinamento, kitch in
ogni angolo sono gli antidoti alla
monotonia del bello. A Ischia gli antidoti
abbondano.


Premio Ischia di architettura

A Ischia si è tenuto lo scorso settembre
un piccolo nuovo premio di architettura.
Fin qui niente di particolare: in Italia
nascono e muoiono premi in ogni paesello.
Il premio Ischia di architettura ha però
alcune peculiarità: è dedicato
all’architettura dell’accoglienza, si
premiano in parallelo architetture realizzate
sull’isola e architetture realizzate in Italia,
si valorizzano i giovani e il cinema di
architettura. Infine si premiano
realizzazioni di architettura sostenibile con
un premio dedicato (premio anab per
l’architettura sostenibile). Il premio è stato
organizzato con molta passione e
sensibilità. Un premio quindi che merita di
essere sostenuto perché diventi grande e
importante. Ischia non è un paesello ed ha
un enorme bisogno di architettura nel
senso più nobile, olistico e meno praticato
del termine.


Quattro architetture

Sono stato a Ischia alcuni giorni ospite degli
organizzatori per partecipare ai lavori di una
giuria di grande levatura culturale. Ho girato
per l’Isola scoprendo visioni e luoghi che il
turista non può vedere. Ho provato a
leggere Ischia come un’architettura o come
architettura di architetture senza dimenticare
il pensiero che l’isola possa essere pensata
come un condensato d’Italia.


La prima architettura è la natura
Le bellezze naturali hanno forme e volumi
composti in modo mirabile. Formazioni
geologiche, sollevamento di rocce
vulcaniche, colate laviche giunte fino al
mare, tufo verde e fumarole. 150.000 anni
di lavoro paziente, lento con improvvise
accelerazioni. Chiunque o qualunque sia
l’artefice di questa architetttura a Ischia la
natura è grande architettura.


La seconda architettura è la storia

La storia si legge in particolare sui libri o
sulle testimonianze scritte. Molto più
direttamente ed esplicitamente i più leggono
la storia attraverso l’architettura.
L’architettura è traccia visibile della storia. ll
territorio è il libro evidente dove la storia
viene scritta dall’architettura. A Ischia la
storia si è stratificata testimoniando la vita
umile di contadini e pescatori insieme a
quella di uomini ricchi e potenti. In entrambe
i casi è incredibile come l’architettura
sedimentata della storia sia una vera
seconda natura. Case, chiese e castelli
sembrano escrezioni minerali delle stesse
rocce che compongono l’isola, con esse si
integrano a formare un unicum ormai
inscindibile. In alcuni casi questa architettura
si manifesta attraverso la decostruzione
piuttosto che attraverso la costruzione.

Un’architettura di sottrazione, un’architettura

scavata. E’ il caso dell'architettura rupestre
delle case di pietra sparse in particolare nella
zona che va da NO a SO dell’isola (Ischia.
L'architettura rupestre delle case di pietra -
Nicoletta D'Arbitrio, Luigi Ziviello - ESI
Napoli, 1991). La scelta di decostruire fu
favorita dalla presenza sul territorio di grandi
massi di tufo originati dall’attività vulcanica e
dalla facile plasmabilità del tufo stesso che
consentiva di scavare e modellare i massi per
realizzare abitazioni. L’abitazione rupestre
aveva un progetto chiaro pensato da uomini
che avevano una radicata conoscenza dei
fenomeni naturali e del clima. Sole, vento,
pioggia determinavano la trasformazione dei
massi come grandi sculture abitate. Le
aperture erano collocate in base ai venti
estivi dominanti per assicurare una giusta
ventilazione agli ambienti interni e una buona
difesa dall’irraggiamento solare; la
dimensione delle aperture era studiata in
funzione dell’esposizione al sole e della loro
destinazione d’illuminazione o affaccio; la
raccolta dell’acqua piovana era realizzata con
canali scavati nella roccia e cisterne al di
sotto del masso-abitazione.
L’architettura rupestre di Ischia è un
rarissimo esempio in tutta Italia. In un paese
civile sarebbe protetta e conservata.


La terza architettura è la contemporaneità
In occasione dell’ultimo condono edilizio nel
comune di Forio, a fronte di 17.000
abitazioni presenti sul territorio, sono state
presentate 19.000 richieste di sanatoria.
Negli ultimi 50 anni l’isola è stata aggredita
da una nuova colata lavica composta
principalmente da cemento che si è
distribuito in modo assolutamente
imprevedibile e imprevisto. Questo
fenomeno ha alterato i luoghi, ha corrotto i
paesaggi, ha imbarbarito gli uomini.
Qualcuno in nome dell’economia di mercato
vorrebbe continuare a costruire ed è
insofferente ai vincoli. Servono case e
alberghi nuovi, bisogna ingrandire quelli
vecchi. Le soprintendenze sono un ostacolo,
garantire la conservazione materiale e
culturale del paesaggio e dei beni
architettonici e storico artistici è
antimoderno. Costruire è istintivo quindi
naturale. L’isola ha limiti evidenti, il mare è
un recinto. Quando il caos si avvicinerà al
collasso anche l’ultimo dei tedeschi smetterà
di sbarcare sull’isola e forse l’isola rinascerà.


La quarta architettura è il futuro
Progetto: Il termine deriva dal latino
proiectum, participio passato del verbo
proicere, letteralmente traducibile con
gettare avanti. Il termine progetto contiene
in se l’idea di futuro. Il destino
dell’architettura è il progetto. Quale
architettura per il futuro di ISCHIA/ITALIA?
Penso che l’unico progetto possibile sia
quello dell’architettura naturale intesa come
quell’architettura che impara le sue regole
dalla natura. Significa ricominciare dall’inizio
con umiltà e disponibilità ad imparare
appunto dal sole, dal vento, dai materiali
locali ma anche con grande capacità
innovativa, di ricerca, di curiosità per la
tecnologia. L’architettura naturale per
ISCHIA/ITALIA ha quattro gambe:
riqualificazione curare, conservare,
migliorare, aggiornare l’architettura esistente
densificazione riempire i vuoti, rendere
compatto il tessuto già costruito
decostruzione smontare l’architettura di
bassa qualità, riciclare i materiali
sostituzione costruire nuove architetture
naturali al posto di edifici brutti e pericolosi.
Serve una nuova architettura della
decostruzione, togliere anziché aggiungere;
senza smettere di crescere. Una sfida
improbabile ma di grande interesse.

 

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